giovedì, 30 giugno 11 10:46
Carnelo Bene, icona salentina
Parlando di grandi salentini che hanno lasciato una loro traccia non solo nella storia della regione ma in quella nazionale e non solo, non si può prescindere dal parlare di Carmelo Bene. Personaggio polivalente, amato da pochi in vita e odiato dai più, Carmelo Bene nacque nel 1937 a Campi Salentina, piccolo paese a pochi chilometri da Lecce.
Inizia il suo percorso di studi andando dai Gesuiti, o meglio stando chiuso in un collegio tenuto da monaci di quell’ordine. A vent’anni decide di iscriversi all’accademia d’arte drammatica senza, però, completare il triennio di studi necessario dato che venne espulso per indisciplina e carattere irrequieto. Questo perché Carmelo Bene sin da subito dimostrò di essere fortemente ostile alla visione tradizionale del teatro e della stessa recitazione, che, invece, era il fulcro dell’accademia in cui aveva deciso di iscriversi.
Tuttavia, egli non ha mai detto di essere stato espulso ma di aver volontariamente abbandonato l’accademia dato che avvertiva di aver dato tutto quello che era nelle sue facoltà a quel mondo che egli detestava: frequentare quell’accademia, dirà più volte, è inutile per il giovane Carmelo Bene. Tuttavia, solo due anni più tardi, nel 1959, debuttò al teatro con un’opera di Camus, Il Caligola, sapientemente diretto da Alberto Ruggiero.
Da quel momento, per molti, soprattutto per i critici, divenne l’enfant terrible del teatro italiano. Da quel punto Carmelo Bene divenne, per alcuni, un precursore e un vero esempio per quel fenomeno culturale che venne etichettato come “cantine culturali” romane. Il 1960 lo vede impegnato in uno spettacolo tutto in prima persona, Spettacolo Majakovskij, in cui venne accompagnato dalle sublimi musiche del Bussotti. Fu in seguito a quell’esperienza che decise di fondare a Roma un Teatro Laboratorio, molto piccolo (26 posti), quasi d’élite. Da attore Carmelo Bene diventa anche regista e mette in scena tantissime opere.
Tutti, almeno i più interessati al genere, ricorderanno le variazioni apportate al Pinocchio di Collodi, all’Amleto, al Salomè di Wilde, al Manon di Prévost e ancora all’Amleto di Shakespeare. A bene sono stati attribuiti molti gesti forti, alcuni veri altri no, come ad esempio non è vero che l’attore orinò su uno spettatore in platea. A farlo fu, infatti, un attore argentino che aveva visto tra il pubblico un diplomatico del suo Paese e lo fece in senso di protesta, ma quell’attore non era certo Carmelo Bene.
Scoprendo Antonin Artaud si dà a un teatro antiborghese, antinarrativo e antipsicologico e per questo non è sempre stato molto ben visto dal grande pubblico e da tutti i critici letterari. Di alcune sue opere, tipo Teatro Beat ’62, venne resa una trasposizione cinematografica premiata anche a Venezia. Recitò nel ruolo di Creonte nell’Edipo re di Pasolini e fu regista di sei cortometraggi, di cui uno, L’occhio Mancante, divenuto poi un libro edito da Feltrinelli.
Uomo molto di polso diventa ben presto il simbolo dell’attore che tiranneggia sul palco e nella vita privata e questo gli fa perdere una donna come la Mancinelli. Le sue attività, quella letteraria, teatrale, televisiva, cinematografica, radiofonica, sono state apprezzate a pieno solo dopo la sua morte.
Sicuramente un'icona del Salento a livello internazionale...
Inizia il suo percorso di studi andando dai Gesuiti, o meglio stando chiuso in un collegio tenuto da monaci di quell’ordine. A vent’anni decide di iscriversi all’accademia d’arte drammatica senza, però, completare il triennio di studi necessario dato che venne espulso per indisciplina e carattere irrequieto. Questo perché Carmelo Bene sin da subito dimostrò di essere fortemente ostile alla visione tradizionale del teatro e della stessa recitazione, che, invece, era il fulcro dell’accademia in cui aveva deciso di iscriversi.
Tuttavia, egli non ha mai detto di essere stato espulso ma di aver volontariamente abbandonato l’accademia dato che avvertiva di aver dato tutto quello che era nelle sue facoltà a quel mondo che egli detestava: frequentare quell’accademia, dirà più volte, è inutile per il giovane Carmelo Bene. Tuttavia, solo due anni più tardi, nel 1959, debuttò al teatro con un’opera di Camus, Il Caligola, sapientemente diretto da Alberto Ruggiero.
Da quel momento, per molti, soprattutto per i critici, divenne l’enfant terrible del teatro italiano. Da quel punto Carmelo Bene divenne, per alcuni, un precursore e un vero esempio per quel fenomeno culturale che venne etichettato come “cantine culturali” romane. Il 1960 lo vede impegnato in uno spettacolo tutto in prima persona, Spettacolo Majakovskij, in cui venne accompagnato dalle sublimi musiche del Bussotti. Fu in seguito a quell’esperienza che decise di fondare a Roma un Teatro Laboratorio, molto piccolo (26 posti), quasi d’élite. Da attore Carmelo Bene diventa anche regista e mette in scena tantissime opere.
Tutti, almeno i più interessati al genere, ricorderanno le variazioni apportate al Pinocchio di Collodi, all’Amleto, al Salomè di Wilde, al Manon di Prévost e ancora all’Amleto di Shakespeare. A bene sono stati attribuiti molti gesti forti, alcuni veri altri no, come ad esempio non è vero che l’attore orinò su uno spettatore in platea. A farlo fu, infatti, un attore argentino che aveva visto tra il pubblico un diplomatico del suo Paese e lo fece in senso di protesta, ma quell’attore non era certo Carmelo Bene.
Scoprendo Antonin Artaud si dà a un teatro antiborghese, antinarrativo e antipsicologico e per questo non è sempre stato molto ben visto dal grande pubblico e da tutti i critici letterari. Di alcune sue opere, tipo Teatro Beat ’62, venne resa una trasposizione cinematografica premiata anche a Venezia. Recitò nel ruolo di Creonte nell’Edipo re di Pasolini e fu regista di sei cortometraggi, di cui uno, L’occhio Mancante, divenuto poi un libro edito da Feltrinelli.
Uomo molto di polso diventa ben presto il simbolo dell’attore che tiranneggia sul palco e nella vita privata e questo gli fa perdere una donna come la Mancinelli. Le sue attività, quella letteraria, teatrale, televisiva, cinematografica, radiofonica, sono state apprezzate a pieno solo dopo la sua morte.
Sicuramente un'icona del Salento a livello internazionale...
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